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L’alfabetizzazione emotiva

L’alfabetizzazione emotiva

28/2/23, 22:00

Così vandalismo e baby-gang, diventati ormai problemi quotidianamente presenti nelle principali cronache nere, vedono i genitori come la causa principale di questi fenomeni.

Secondo ul rapporto Eures-Ansa, la famiglia è l’ambito principale
in cui maturano gli omicidi-suicidi: il 91,6% dei casi, a fronte dell’8,4% riferibile ad altri contesti (disagio mentale, vicinato, vendette, incidenti di moto o auto ecc.)
Così vandalismo e baby-gang, diventati ormai problemi quotidianamente presenti nelle principali cronache nere, vedono i genitori come la causa principale di questi fenomeni.
Infatti le baby-gang sono formate, per la maggior parte dei casi, da ragazzi con una situazione affettiva, familiare, abitativa ed economica molto difficile, nella quale spesso sono abbandonati a loro stessi, senza nessuna guida e senza un significativo e autorevole punto di riferimento - cui riferirsi o ispirarsi - per potere vivere al meglio la più delicata, ma importantissima tappa dello sviluppo della “Persona”: l’adolescenza.
Non affronterò queste dolorose e preoccupanti problematiche da “esperto” nel senso comune del termine, cioè di colui che sa tutto e dispensa le giuste soluzioni, ma ne parlerò, invece, come “esperto” nel senso di colui che si è trovato ad affrontare negli anni numerose problematiche legate alla famiglia, al dolore, al pericolo e agli innumerevoli rischi che corrono oggi, più di prima, gli adolescenti. Un’esperienza maturata nel corso di trent’anni, svolgendo l’attività di sociologo, psicologo, psicoterapeuta e docente.
Cosa ci ha portato ad assistere impotenti e rassegnati a questi atti criminosi e a questi efferati delitti, consumati all’interno delle famiglie e, al di fuori di esse, perpetrati da giovani e adolescenti?
- L’avere creato una società del consumare, del fare e dell’agire, questa è sicuramente una delle principali cause che possono spiegare l’esistenza di questi aberranti fenomeni.
Non vi è dubbio, che l’agire, il fare, il consumare e il possedere “tutto e subito”, hanno preso il posto della tristezza e della capacità di provare sensazioni ed emozioni; con il fare, il dover fare, e il dovere produrre e consumare a tutti i costi è completamente scomparsa dal nostro cuore la “pietas”, cioè quel profondo sentimento che induce l’uomo ad amare e rispettare il prossimo.
Pertanto, il rifiuto di riconoscere e stare con la tristezza, si è trasformata in angoscia, solitudine e depressione, e abbiamo disimparato a sentirci, a sapere stare con noi stessi e a sentire l’altro.
Perciò per non sentirci e sentire abbiamo bisogno di fare, pensare,

agire, divertirci, distrarci e ricercare il piacere fine a se stesso e questo, come in un vortice senza fine, ha generato ancora più disperazione, depressione e angoscia in alcuni, e cattiveria, crudeltà e malvagità in altri.
Dobbiamo ritornare immediatamente a riappropriarci del nostro sentirci e del “sentire”. Bisogna riprovare dentro di noi la sensibilità, il rispetto e l’attenzione per noi e per l’altro. Bisogna ritornare a parlare e comunicare “con il cuore”, all’interno delle famiglie, bisogna che
i genitori diventino “esperti delle emozioni” e non “dilapidatori del tempo”, e che comunichino amore, empatia, fiducia e ottimismo ai loro figli.
Occorre insegnare a sentire e a condividere la “pietas”, dentro e fuori la famiglia, nella scuola, nel lavoro, dovunque vi sia la persona. Questo è il primo grande compito della famiglia, della scuola e della società: promuovere e insegnare “l’alfabetizzazione emotiva”.

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